CORTE DI GIUSTIZIA UE: NO diritto all’oblio per i dati del Registro delle imprese

Non esiste un diritto all'oblio per i dati personali inseriti nel registro delle imprese. Il principio è stato stabilito dalla Corte di giustizia dell'Unione europea investita della questione dalla Corte di cassazione italiana (causa C-39815), chiamata a sua volta a decidere su una causa che aveva visto contrapposte l'amministratore di una società che si era aggiudicata l'appalto per la realizzazione di un complesso turistico in Italia e la Camera di commercio di legge. Secondo l'imprenditore, gli immobili del complesso residenziale non avevano trovato acquirenti proprio perché nel registro delle imprese l'uomo risultava essere stato l'amministratore di un'alta società dichiarata fallita nel 1992 e liquidata nel 2005.

Dopo che Tribunale di Lecce aveva ordinato all'ente camerale l'anonimizzazione dei dati che collegavano l'imprenditore al fallimento della prima società e averlo condannato al risarcimento del danno, la CCIAA aveva fatto ricorso trascinando il contenzioso fino ai giudici della Cassazione, i quali avevano a loro volta sottoposto alla Corte Ue diverse questioni pregiudiziali, chiedendo se la direttiva 95/46/Ce sulla tutela dei dati delle persone fisiche nonché la direttiva 68/151/Ce sulla pubblicità degli atti delle società ostino a che chiunque possa, senza limiti di tempo, accedere ai dati relativi alle persone fisiche contenuti nel registro delle imprese.

Nel valutare la questione, i giudici europei hanno rilevato che la pubblicità del registro delle imprese mira a garantire la certezza del diritto nelle relazioni tra le società e i terzi nonché a tutelare, in particolare, gli interessi dei terzi rispetto alle società per azioni e alle società a responsabilità limitata, dal momento che queste offrono come unica garanzia il proprio patrimonio sociale: un interesse che può perdurare anche molti anni dopo che la società ha cessato di esistere. Vista la molteplicità degli interessi in gioco, quindi, per la Corte Ue risulta impossibile identificare un termine univoco, allo spirare del quale non sarebbe più necessaria l'iscrizione nel registro e la pubblicità dei dati citati.

In questo contesto, non essendo spropositata l'ingerenza nei diritti fondamentali delle persone interessate, ne consegue che gli Stati membri non sono tenuti a garantire alle persone fisiche, i cui dati sono iscritti nel registro delle imprese, il diritto di ottenere, decorso un certo periodo di tempo dallo scioglimento della società, la cancellazione dei dati personali che le riguardano.

La Corte non ha escluso, tuttavia, che in situazioni particolari, decorso un periodo di tempo sufficientemente lungo dopo lo scioglimento di una società, ragioni preminenti e legittime, connesse ad un caso concreto allegato dalla persona interessata, possano giustificare in via eccezionale che l'accesso ai dati personali ad essa relativi sia limitato ai terzi che dimostrino un interesse specifico alla loro consultazione. Una simile limitazione dell'accesso ai dati personali deve essere, però, il risultato di una valutazione da compiersi caso per caso. Spetta a ciascuno Stato membro decidere se intende adottare nel proprio ordinamento giuridico una simile limitazione all'accesso.

Fonte: dirittoegiustizia.it