
Dalla data discovery alla mappatura dei dati per la NIS2: le attività da pianificare nelle prime dodici settimane
L’adozione di una piattaforma DSPM (Data Security Posture Management) non è un progetto esclusivamente tecnologico, ma un percorso che permette di acquisire visibilità sul patrimonio informativo aziendale, ridurre il rischio di esposizione dei dati e costruire una governance più efficace. Per CISO, responsabili IT, DPO e team di cybersecurity, le prime dodici settimane sono decisive per trasformare la scoperta dei dati in azioni concrete.
Quando implementare un DSPM
Avviare un progetto DSPM diventa particolarmente strategico quando l’azienda utilizza ambienti cloud e servizi SaaS, introduce strumenti di intelligenza artificiale, affronta audit di compliance o desidera migliorare la propria postura di sicurezza. Prima ancora di proteggere i dati, è necessario sapere dove si trovano, quali sono realmente sensibili e chi può accedervi.
Quali sono i prerequisiti essenziali del progetto
Prima di avviare un progetto DSPM è importante definire correttamente lo scope di analisi, individuando quali ambienti includere, quali dati mappare e quali priorità assegnare. La piattaforma deve poter accedere ai repository aziendali coinvolti, siano essi ambienti cloud, servizi SaaS o sistemi on-premise, attraverso account e permessi configurati in modo adeguato. Una fase iniziale di raccolta delle informazioni consente di evitare rallentamenti nell’implementazione e garantire una discovery completa del patrimonio informativo.
Il progetto in una roadmap di 30-60-90 giorni
Primi 30 giorni: discovery e classificazione
La prima fase è dedicata alla data discovery. La piattaforma analizza repository cloud e on-premise, individua automaticamente i dati aziendali e li classifica in base alla sensibilità. Il risultato è una prima mappa del patrimonio informativo, indispensabile per individuare dati personali, informazioni riservate, shadow data e dark data.
Entro 60 giorni: audit degli accessi e remediation
Una volta identificati i dati, l’attenzione si sposta su chi può accedervi. L’analisi di permessi e condivisioni permette di individuare situazioni di oversharing, autorizzazioni eccessive e repository esposti. Questa fase consente di definire un piano di remediation prioritario, riducendo rapidamente la superficie di attacco.
Entro 90 giorni: monitoraggio continuo e AI readiness
Il DSPM entra quindi nella sua fase operativa, monitorando costantemente nuovi dati, modifiche ai permessi e cambiamenti nell’esposizione delle informazioni. In parallelo, l’azienda acquisisce maggiore controllo sui dati utilizzati da strumenti di AI generativa, creando le basi per un’adozione più sicura di tecnologie come ad esempio MS Copilot.
Mappatura dati NIS2: il punto di partenza per la governance
La direttiva NIS2 richiede alle organizzazioni di adottare un approccio strutturato alla gestione del rischio informatico. Per farlo è indispensabile conoscere quali sono gli asset digitali dell’azienda, dove risiedono i dati più critici, come vengono condivisi tra sistemi e utenti e chi ne è responsabile. Senza questa visione è difficile definire priorità di intervento, applicare misure di protezione adeguate e dimostrare un’efficace governance della sicurezza.
In questo contesto, uno dei primi risultati di un progetto DSPM è proprio la mappatura dei dati e degli asset informativi. Attraverso la data discovery e la classificazione automatica, la piattaforma consente di costruire un inventario aggiornato delle informazioni aziendali, evidenziando i flussi dei dati, i repository che li ospitano, i data owner e il livello di criticità di ciascun asset.
Questa mappa rappresenta molto più di un documento di compliance: diventa uno strumento operativo per pianificare gli interventi di sicurezza, definire una roadmap di remediation basata sul rischio e supportare le attività di governance richieste dalla NIS2.
FASE |
DELIVERABLE |
OWNER |
30 giorni |
Data discovery e classificazione |
IT Security |
60 giorni |
Audit accessi e piano di remediation |
IT Security + Data owner |
90 giorni |
Monitoraggio continuo e KPI |
Security & Compliance |
Come misurare il valore del progetto
L’efficacia di un DSPM si misura attraverso indicatori concreti: numero di dati sensibili individuati, riduzione dei repository esposti, diminuzione dei permessi eccessivi, tempo medio di remediation e copertura della mappatura dei dati aziendali. Questi KPI consentono di dimostrare il valore del progetto sia ai responsabili della sicurezza sia al management.
Gli errori da evitare
Uno degli errori più frequenti è limitare il progetto ai soli ambienti cloud, trascurando repository on-premise o archivi documentali. Altre criticità riguardano l’assenza di ownership sui dati, una classificazione incompleta o la mancata definizione di un processo continuo di monitoraggio.
Il valore del DSPM emerge infatti quando la scoperta iniziale si trasforma in una gestione continuativa della sicurezza del dato.
FAQ
Le prime attività di discovery possono essere completate in poche settimane, mentre un percorso strutturato può essere organizzato secondo una roadmap di 30, 60 e 90 giorni.
No. Le moderne piattaforme supportano sia ambienti cloud sia repository e file server on-premise.
No. Le piattaforme DSPM utilizzano automazione e intelligenza artificiale per classificare gran parte delle informazioni.
Sì. La mappatura di dati e asset costituisce una base importante per le attività di governance, analisi del rischio e pianificazione richieste dalla direttiva.
Vuoi capire da dove iniziare?
Ogni organizzazione ha un patrimonio informativo, un livello di esposizione e priorità diverse. Un assessment iniziale consente di fotografare lo stato della sicurezza dei dati, individuare le principali aree di rischio e definire una roadmap di implementazione del DSPM in linea con gli obiettivi di business e di compliance.
Data Storage Security affianca le aziende in questo percorso con competenze specialistiche e una partnership tecnologica con Cyera, piattaforma leader nel Data Security Posture Management.
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